// data & ai · giornale tecnico MILANO ● LIVE 00:00:00

Fivetran e BigQuery: cosa dicono davvero i quattro case study sul risparmio

Fivetran raccoglie quattro clienti che hanno centralizzato i dati su BigQuery e racconta i risparmi ottenuti. Numeri interessanti, ma vanno letti per quello che sono: materiale di marketing di un vendor.

Fivetran ha pubblicato una raccolta di quattro storie cliente accomunate dallo stesso schema: dati sparsi in sistemi diversi, pipeline costruite a mano, ingestion automatizzata con Fivetran e destinazione unica su Google BigQuery. Vale la pena leggerla, ma tenendo presente che si tratta di contenuto prodotto dal vendor: le cifre arrivano dai clienti stessi e non c’è metodologia dichiarata dietro le percentuali.

I quattro casi

Paylocity, software house di payroll e human capital management, dichiara una riduzione del 20% del customer acquisition cost e del 90% del tempo di sviluppo della pipeline commerciale. Il dato più concreto riguarda la migrazione CRM da Microsoft Dynamics a Salesforce: da oltre sei mesi previsti a meno di uno, con un risparmio a sei cifre in tooling e risorse.

Vida Health, piattaforma di virtual care, aveva team non tecnici che si costruivano pipeline ad hoc non riutilizzabili. Dopo la centralizzazione su BigQuery il tempo per produrre un KPI destinato al management passa da tre mesi a un giorno, e la quota di nuovi data product realizzabili in autonomia dal team di analytics sale dal 20% all’80%.

Nando’s, catena di ristorazione, aveva dati distribuiti fra Stripe, Zendesk e SQL Server. Il numero citato è una riduzione dell’80% del tempo di data engineering: secondo il technical engineering lead, il tempo speso a spostare dati per costruire campagne è sceso dall’80% al 20%. Sopra BigQuery gira Hightouch per il reverse ETL verso gli strumenti di marketing.

Trinny London, brand beauty, riporta fino a 260.000 sterline di risparmio annuo. Il dettaglio tecnicamente più interessante è la possibilità di selezionare quali delle 2.500 tabelle NetSuite ingerire, evitando di replicare tutto. Oltre metà dei dipendenti accede a self-service analytics e un solo data engineer gestisce la piattaforma per più di 200 persone.

Cosa tenere e cosa lasciare

Il pattern ricorrente non è “Fivetran fa risparmiare”, ma qualcosa di più banale e più utile: nella maggior parte di questi casi il costo vero non era l’infrastruttura, era il tempo di data engineering bruciato in manutenzione di connettori e in raccolta manuale di dati. Sostituire quel lavoro con ingestion gestita libera capacità, e la selettività sulle tabelle da replicare (il caso NetSuite) incide direttamente sui costi di storage e compute a valle.

Le riserve sono altrettanto ovvie. Nessun articolo del genere riporta il costo dei consumi Fivetran, che cresce con i monthly active rows e può diventare rilevante su sorgenti ad alto churn. Non ci sono termini di paragone con alternative open source o con connettori sviluppati internamente. E i “prima” sono quasi sempre situazioni molto degradate, il che rende facile mostrare miglioramenti a tre cifre percentuali. Chi valuta lo strumento dovrebbe partire da un TCO calcolato sul proprio volume dati, non da queste percentuali.

In sintesi

  • Quattro case study Fivetran + BigQuery, con numeri autodichiarati dai clienti e nessuna metodologia esplicitata.
  • Il beneficio ricorrente è il tempo di data engineering recuperato, non il costo infrastrutturale in sé.
  • Manca il lato costi del modello a consumo: da valutare sul proprio volume prima di trarre conclusioni.

Fonte: How Fivetran + Google Cloud drive efficiency and cost savings

Condividi X Facebook LinkedIn WhatsApp Email

// scritto da

Fernando

Hai qualcosa da aggiungere? Unisciti alla discussione.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altri dell'autore

dalla stessa firma