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Andrew Ng e la data-centric AI: migliora i dati, non solo il modello

In un’intervista sull’approccio data-centric, Andrew Ng ribadisce che la qualità dei dati conta più del modello: addestra, analizza gli errori, migliora i dati, riaddestra.

Andrew Ng ha insegnato il machine learning a mezzo mondo. Da anni porta avanti un messaggio controcorrente rispetto alla corsa ai modelli sempre più grandi: la leva più efficace è la qualità dei dati. In una intervista dedicata alla data-centric AI lo ribadisce con la consueta chiarezza.

L’approccio data-centric

L’idea è semplice da enunciare e difficile da praticare: invece di accanirsi sul codice e sull’architettura del modello, conviene lavorare sistematicamente sui dati. Il workflow ideale, secondo Ng, parte dall’addestrare un modello, prosegue con l’analisi degli errori per capire dove sbaglia, poi migliora i dati — non il codice — e riaddestra. Un ciclo in cui il dato è la variabile su cui si interviene.

Oltre il training: gli agenti

Nelle sue uscite più recenti, Ng allarga lo sguardo all’AI agentica: il valore si sposta dall’addestramento del modello all’orchestrazione di agenti che svolgono task complessi. Per chi vuole lavorare nel campo, indica priorità concrete — padroneggiare il prompt engineering, il fine-tuning e soprattutto il deployment in produzione — e sottolinea la domanda crescente di competenze per integrare l’AI generativa in applicazioni reali, da sanità e finanza al customer service.

Perché ascoltarlo

Il messaggio di Ng è un antidoto all’hype: prima di cercare il modello più potente, sistema i dati. È un richiamo che chi fa data engineering condivide istintivamente, ma che vale la pena ripetere mentre l’attenzione collettiva resta tutta sui modelli.

Fonte: The Data-Centric AI Approach With Andrew Ng — Scale Exchange