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Costruire un’architettura RAG: perché conviene un repository intermedio

Come combinare i dati aziendali con un foundation model tramite RAG, e perché far atterrare i dati in un data lake o warehouse prima del vector database rende l’architettura più modulare.

Costruire un modello di generative AI da zero può costare milioni e richiedere mesi di elaborazione. Per la maggior parte delle organizzazioni l’opzione più pratica è la retrieval-augmented generation (RAG): si integra un foundation model esistente con dati proprietari che forniscono fatti e contesto aggiuntivi, ottenendo risposte più accurate e pertinenti. Abbinare la RAG a un LLM permette di sfruttare modelli off-the-shelf — come le serie GPT di OpenAI, LLaMA di Meta o Claude di Anthropic — sui propri dati.

Dove stanno i dati text-rich

La generative AI si nutre di dati non strutturati (testo, immagini, audio, video). Molte sorgenti gestionali contengono però ampi corpi di testo dentro dati strutturati, normalmente difficili da estrarre dietro API e schemi complessi: sistemi come Zendesk, Salesforce, Slack, Intercom, GitHub, Drift e Ada. Renderli disponibili in modo affidabile è il primo passo di una pipeline RAG.

Il valore del repository intermedio

Il punto architetturale più utile riguarda la scelta di far atterrare i dati in un data lake o data warehouse prima di spingerli nel vector database. Questo passaggio intermedio offre tre vantaggi. Primo, mette tutti i dati in un unico posto dove è possibile governarli, osservarli e modellarli — cosa non più possibile una volta dentro il vector database. Secondo, lo stesso repository può servire anche per reporting, dashboard e business intelligence. Terzo, e più importante, aggiunge modularità: le strategie di embedding e chunking cambiano spesso, e un’area di staging permette di rigenerarle senza dover risincronizzare tutti i dati dalle sorgenti. Per applicazioni AI, i data lake governati sono in genere il repository migliore, perché gestiscono bene grandi volumi e dati non strutturati o semistrutturati.

Mettere insieme i pezzi

Una volta atterrati i dati, il processing successivo prevede di trasformarli in vettori numerici da salvare in un vector database (esempi noti: ChromaDB, Pinecone, Weaviate). A quel punto il flusso applicativo è lineare: una pipeline ETL porta i dati rilevanti dal repository al vector database; una UI raccoglie i prompt e li combina con il contesto recuperato; il retrieval model invia il prompt aumentato al foundation model che genera la risposta. Con linguaggi, librerie e API ormai comuni, assemblare un chatbot che sfrutti dati proprietari è relativamente diretto.

  • La RAG evita i costi di addestrare un modello da zero, integrando un foundation model con dati proprietari.
  • Un data lake o warehouse intermedio abilita governance, riuso analitico e modularità rispetto a scrivere direttamente nel vector database.
  • Cambiare embedding o chunking senza risincronizzare le sorgenti è il vantaggio pratico principale dello staging.

Fonte: Assembling a RAG architecture using Fivetran — https://www.fivetran.com/blog/assembling-a-rag-architecture-using-fivetran

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// scritto da

Fernando

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