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Cinque criteri per valutare la sicurezza di una data platform

Compliance, column masking, access control, cifratura end-to-end e opzioni di deployment: cinque aspetti da esaminare quando si sceglie una piattaforma per il movimento dei dati.

La sicurezza dei dati riguarda in ultima analisi la prevenzione dell’esposizione di dati sensibili, come le informazioni personali identificabili (PII), a soggetti non autorizzati. Nel contesto del movimento dei dati, questi controlli dovrebbero essere applicati nella pipeline prima che i dati vengano caricati a destinazione. Quando si valuta una data platform, cinque criteri aiutano a confrontare le opzioni in modo concreto.

1. Compliance con leggi, regolamenti e standard

Esistono numerosi standard e certificazioni che coprono settori e giurisdizioni diverse. Tra i più rilevanti: SOC 1 Type 2 e SOC 2 Type 2 (audit annuali indipendenti su controlli di sicurezza, disponibilità e riservatezza), ISO 27001 per la gestione sistematica dei rischi, PCI DSS Level 1 per chi gestisce grandi volumi di transazioni con carte, HIPAA BAA per i dati sanitari, oltre a GDPR e CCPA per la privacy. Il penetration testing di terze parti aiuta a verificare che le dichiarazioni del fornitore siano credibili.

2. Column masking

Il column masking permette di identificare e oscurare dati sensibili prima che arrivino a destinazione. Assume due forme principali: il blocking, che esclude del tutto una colonna dalla destinazione (le primary key non possono essere bloccate perché servono a idempotenza e deduplicazione), e l’hashing, che anonimizza il dato preservandone il valore analitico. L’hashing è unidirezionale e non reversibile: è importante che la piattaforma usi un salt univoco per ogni destinazione, così che conoscere l’algoritmo non basti a decodificare i valori. Meglio applicare queste funzioni il più a monte possibile.

3. Access control

Il controllo degli accessi va pensato su due fronti: quello esterno, verso i fornitori della piattaforma, e quello interno. Nel primo caso le credenziali devono essere conservate in modo sicuro e revocabili in qualsiasi momento. Nel secondo, serve un role-based access control (RBAC) che consenta di definire ruoli con permessi granulari su onboarding, accesso, auditing e monitoraggio, e di assegnare gli utenti ai ruoli su larga scala.

4. Cifratura end-to-end

Una piattaforma dovrebbe cifrare dati in transito e credenziali: gestione delle chiavi tramite un key management service, opzionale doppia cifratura con una customer master key revocabile, comunicazioni tra cloud del cliente e del fornitore via PrivateLink, VPN o SSH, e chiavi effimere generate per ogni esecuzione. Il principio guida è quello del minimo privilegio, con la cancellazione dei dati del cliente dall’infrastruttura del fornitore dopo la sincronizzazione, salvo le eccezioni tecniche necessarie a far funzionare i connettori.

5. Deployment flessibile

Requisiti di residenza legati a settore o giurisdizione possono imporre scelte specifiche sulle region. La piattaforma dovrebbe supportare più provider cloud (AWS, Azure, GCP) e diverse region, l’accesso limitato agli Stati Uniti, il private networking e, dove serve, deployment on-premise per la replica di database.

  • La sicurezza va applicata nella pipeline, prima che i dati arrivino a destinazione.
  • Column masking e RBAC riducono l’esposizione dei dati sensibili a livello granulare.
  • Compliance, cifratura e opzioni di deployment vanno verificate rispetto alle esigenze specifiche dell’organizzazione.

Fonte: 5 criteria for evaluating data platform security — https://www.fivetran.com/blog/5-criteria-for-evaluating-data-platform-security

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// scritto da

Fernando

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