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Thinking Machines lancia Inkling, il primo modello open-weight contro l’AI \”taglia unica\”

Thinking Machines Lab, la startup di Mira Murati, rilascia Inkling: un MoE open-weight da 975 miliardi di parametri pensato per essere adattato dalle aziende, non usato come chatbot generalista.

Thinking Machines Lab, la startup fondata dall’ex CTO di OpenAI Mira Murati, ha rilasciato il suo primo modello, Inkling. A differenza dei modelli di punta di OpenAI, Anthropic o Google, Inkling è open-weight: sviluppatori e aziende possono scaricarlo e modificarlo direttamente. È il primo risultato pubblico dopo circa un anno e mezzo di lavoro sull’infrastruttura, e mette alla prova la scommessa centrale dell’azienda: l’AI che le organizzazioni possono adattare a sé batterà i modelli \”taglia unica\” che oggi vendono i grandi laboratori.

Architettura e caratteristiche

Inkling è un sistema mixture-of-experts con 975 miliardi di parametri totali, ma ne attiva solo una frazione (circa 41 miliardi) per ogni task, un design che mantiene i modelli molto grandi più veloci ed economici. È stato addestrato su 45 trilioni di token di testo, immagini, audio e video, e ragiona nativamente su queste modalità. È progettato per dare risposte calibrate, segnalando l’incertezza invece di tirare a indovinare, e permette di regolare il \”thinking effort\” per scambiare qualità con velocità. Su un benchmark, l’azienda dichiara che Inkling usa un terzo dei token di Nemotron 3 Ultra di Nvidia per raggiungere le stesse prestazioni di coding.

Thinking Machines è esplicita: Inkling \”non è il modello più forte disponibile oggi, chiuso o aperto\”. L’obiettivo dichiarato è una prestazione ben bilanciata, più un punto di partenza da personalizzare via Tinker, la piattaforma di fine-tuning dell’azienda, che un prodotto finito. Questo sposta però sui clienti la responsabilità di rendere sicure le proprie personalizzazioni, e il fine-tuning richiede competenze ML serie.

Perché conta per le aziende

La tesi è che l’AI addestrata centralmente e poi \”congelata\” renda meno di quella che le organizzazioni modellano da sé. Un argomento che sta guadagnando terreno: Satya Nadella ha avvertito che le imprese su modelli proprietari pagano due volte (abbonamento e conoscenza di business assorbita nelle versioni future), e Clem Delangue di Hugging Face prevede che i frontier model resteranno per sperimentazione e task ad alto valore mentre gran parte del lavoro in produzione passerà ad alternative private o open-source. Un progetto con Bridgewater ha addestrato un modello open-source sull’expertise finanziaria del fondo ottenendo 84,7% sui test di ragionamento finanziario, battendo modelli proprietari a circa un quattordicesimo del costo di esecuzione (valutazione condotta dalle due aziende, non indipendente).

Sul fronte del training, Inkling è stato addestrato interamente su sistemi Nvidia GB300 NVL72. L’azienda ammette di aver usato altri modelli open-weight, incluso Kimi K2.5 di Moonshot AI, per generare parte dei dati iniziali di post-training prima del reinforcement learning su larga scala; il prossimo modello, promette, userà un post-training del tutto autonomo.

  • Inkling è open-weight: chi scarica i pesi non è obbligato a pagare Thinking Machines per eseguirlo, quindi il ricavo deve venire da Tinker (training, fine-tuning, hosting).
  • Il design MoE (975B totali, 41B attivi) punta a efficienza e costi contenuti più che al primato assoluto sui benchmark.
  • La strategia è un test diretto della tesi \”personalizzare batte la taglia unica\”, oggi sempre più discussa nel settore.

Fonte: Thinking Machines amps up its bet against one-size-fits-all AI with its first open model, Inkling — https://techcrunch.com/2026/07/15/thinking-machines-amps-up-its-bet-against-one-size-fits-all-ai-with-its-first-open-model-inkling/

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// scritto da

Fernando

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