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Un’app dati costruita in fila a Disney: MotherDuck e l’era del software personale

In coda a Disney World, uno sviluppatore ha vibe-codato dal telefono un’app che combina API live, dati storici sulle attese e meteo, usando MCP, Dives e Flights di MotherDuck.

Stanco di aspettare in fila a Disney World, Alex Monahan di MotherDuck ha vibe-codato dal telefono un’app che mostra le attese live delle attrazioni, dà le indicazioni per raggiungerle, permette di pianificare la giornata, mostra il radar meteo e le distribuzioni storiche dei tempi di attesa per ora. Oltre l’aneddoto simpatico, il pezzo è un caso concreto di quello che l’autore chiama “era del software personale”: software usa-e-getta, altamente personalizzato, costruito quasi interamente da un agente.

Gli ingredienti

Perché fosse fattibile in coda, ogni passo doveva essere gestibile da un agente e dal telefono. Servivano quattro cose: un MCP per dare all’agente gli strumenti per costruire, un front end completamente personalizzabile (non una dashboard BI preconfezionata, ma calendario editabile e modali di inserimento), un modo per tirare dati live dalle API e un modo per rinfrescare in modo schedulato i dataset storici troppo grandi da caricare a ogni apertura. Il tutto con abbastanza potenza analitica per riassumere milioni di righe (l’autore usa i boxplot, che richiedono calcoli di percentile CPU-intensive).

Come è stata costruita

Dopo la configurazione una-tantum del Remote MCP di MotherDuck (pochi clic dalle UI dei frontier lab, senza installazione locale), Monahan ha iniziato in una chat Claude, passando poi a Claude Code per usare i subagent e guidando dal telefono con la funzione Remote Control. L’agente ha cercato le API pubbliche di Disney e i dati meteo, poi le ha caricate in una Dive, la capacità di visualizzazione interattiva di MotherDuck: sotto è una vera app React che può eseguire SQL sul server. I dati live vengono interrogati con una funzione SQL lato server (per esempio read_json che tira in parallelo le attese dai quattro parchi di Orlando), tenendo la Dive isolata al dominio MotherDuck per sicurezza. I dati statici (mappe satellitari, coordinate delle attrazioni, poligoni dei parcheggi) sono stati caricati via MCP. Per i dati storici, l’autore ha creato una Flight, uno script Python che gira in un runtime serverless: agent-native, con l’agente istruito automaticamente dal MCP su come costruirlo e schedularlo.

Cosa insegna

Alla fine l’app metteva insieme dati live, storici (via Flight) e statici, con le query eseguite in un duckling di MotherDuck e l’interattività fornita dalla Dive. L’autore ha iterato fino a 61 versioni, spesso su richiesta dei suoi parenti esperti di Disney, un po’ come lavorare con un domain expert in azienda. Il punto: le Dives sono un tool “low bar, high ceiling”, e le Flights coprono il pezzo mancante per caricare e analizzare grandi dataset su base regolare.

  • Il software personale usa-e-getta diventa fattibile quando ogni passo è gestibile da un agente via MCP.
  • Dives (React + SQL server-side) e Flights (Python serverless schedulato) coprono front end, API live e analisi di dati storici.
  • La velocità di sviluppo è essa stessa una feature: iterare con chi conosce il dominio trasforma un prototipo in qualcosa di utile.

Fonte: Developer Dad Does Disney: Vacationing in the Personal Software Era — https://motherduck.com/blog/developer-dad-does-disney

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// scritto da

Fernando

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